La psicomotricità: la disciplina che con il gioco porta il vostro bambino alla consapevolezza

Mens sana in corpore sano dicevano i romani per indicare la relazione tra il nostro corpo e la nostra mente. La nostra fisicità è un involucro che contiene la nostra psiche, le nostre emozioni, le nostre percezioni e i nostri sentimenti. Riuscire a trovare la connessione tra mente e corpo è la chiave per una giusta comprensione del mondo ma per farlo è necessario compiere un allenamento costante sin da piccoli.

La psicomotricità è una disciplina nata per aiutare ai bambini a riconoscere le proprie emozioni e a sviluppare la loro identità attraverso i movimenti del corpo in un contesto completamente ludico. Attraverso la psicomotricità i bambini possono quindi muovere i primi passi verso la consapevolezza di sè stessi unicamente giocando. Questo accade perché nei più piccoli il linguaggio corporeo assume una importanza maggiore rispetto a quello verbale che a quell’età risulta essere ancora poco sviluppato. Attraverso i movimenti del corpo i bambini riescono ad avere fiducia in sè stessi, nelle loro capacità e ad essere sereni.

Anche se la sua diffusione in Italia risulta essere abbastanza recente, si parla circa degli anni ‘80, questa scienza è una disciplina medica nata in Francia agli inizi degli anni ’60 : non si tratta quindi di una pratica senza nessun fondamento, ma anzi i suoi risultati sono documentati. Sebbene non ci sia alcun rischio per il bambino, per iniziare qualsiasi tipo di percorso in quest’ambito è preferibile comunque avere una valutazione neuropsichiatrica.

La psicomotricità è adatta a tutti i bambini e anche agli adolescenti che hanno qualche difficoltà a rapportarsi con il loro spettro interiore, come per esempio i più timidi o chi ha difficoltà nella concentrazione. Le sue attività sono particolarmente funzionali nell’aiutare anche chi ha problemi più gravi come chi ha sviluppato disordini neuropsicologici causati da danni del sistema nervoso centrale. Dal momento che le attività che propone sono utili ad affrontare un gran numero di difficoltà, la psicomotricità si divide in due grandi famiglie: quella terapeutica e quella educativa. La prima include l’aiuto a bambini con problemi importanti come disabilità, autismo e ritardi e viene svolta all’interno di strutture ospedaliere.

La seconda riguarda invece i bambini che hanno difficoltà comunicative o disturbi della comunicazione e viene svolta nelle scuole, generalmente a partire dalla materna, negli istituti di psicomotricità o nei centri sportivi. Inoltre, proprio per dare maggiori benefici all’aiuto offerto da queste due diramazioni della psicomotricità, i gruppi di partecipanti alle sedute non sono mai troppo numerosi: nel primo caso addirittura si parla di incontri a quattr’occhi tra il bambino e il terapista. Inoltre, questo rapporto di stretta vicinanza è necessario affinché si possano gettare le fondamenta sulle quali poter costruire i necessari presupposti per entrare in empatia con i piccoli.

Le attività svolte riguardano la libera espressione corporea con la musica, la facilitazione alla coordinazione motoria, il disegno, la pittura e il gioco simbolico. In un contesto di totale libertà in cui si è liberi da giudizi e dogmi, inseriti in un una situazione ricreativa, i bambini possono affrontare le loro difficoltà e riuscire a migliorarsi in un processo del tutto naturale grazie all’aiuto degli psicomotricisti qualificati dell’età evolutiva.

Ma la disciplina della psicomotricità non manca di dispensare dei consigli anche per i familiari dei bambini, in particolare per le figure che solitamente sono di maggior riferimento cioè i genitori. Nel cammino che interessa lo sviluppo del bambino è possibile che si presentino all’improvviso degli ostacoli, delle difficoltà che è necessario saper affrontare: aggressività, iperattività, ansie, disturbi dell’alimentazione o del sonno. Questo supporto se recepito aiuta tutti i componenti ad instaurare un nuovo equilibrio familiare, fatto di conoscenza reciproca e codificazione unificata dei messaggi e comprensione delle emozioni che si nascondono dietro un semplice gesto del corpo.

Non è necessaria, ma è comunque consigliabile, avvalersi di un sostegno psicologico che possa aiutare non solo il bambino a riprendersi da queste fasi critiche,ma anche il genitore che non sa come comportarsi e ha bisogno di aiuto nella gestione del rapporto col figlio.

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